Una fortuna sfacciata

Sopravvivere all’indicibile ad Auschwitz e Dora

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Nel 1943, il diciottenne Pierre Berg, membro della Resistenza francese, scelse il momento meno opportuno per visitare la casa di un amico, perché lo fece anche la Gestapo. Venne scaraventato a Drancy, un campo di prigionia parigino, poi deportato ad Auschwitz, Dora e Ravensbrück.
Scritto poco dopo la guerra, quando i ricordi di Berg erano più vividi, “Una fortuna sfacciata” racconta l’odissea di un ragazzo non ebreo in alcuni dei più brutali campi di concentramento nazisti. Il libro accompagna il lettore attraverso i dodici mesi di Berg ad Auschwitz, dove la barbarie era la norma accettata, il suo scampare ai bombardamenti Alleati, la straziante ‘‘marcia della morte’’ da Auschwitz a Dora, un altro campo di lavoro forzato in cui Berg fu impiegato nella produzione dei razzi nazisti V1 e V2. Infine, la sua fuga rocambolesca nel bel mezzo di una battaglia campale tra le forze tedesche e l’Armata Rossa.

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Descrizione

Ho visto la testa di un uomo spaccata da una pala perché aveva la diarrea. Ho visto uomini impiccati per aver rubato un tozzo di pane con cui placare la fame, mentre i loro Kapos, assassini condannati, stupratori e ladri, scommettevano su chi di loro sarebbe soffocato prima. Ho guardato il Sonderkommando scaricare cataste di corpi, poi ho aiutato a consegnare sacchi di cemento pieni di ceneri di quelli che calcolai essere 1.200 esseri umani, che sarebbero servite per fertilizzare un campo di cavoli. Scampai a una selezione per le camere a gas di Birkenau, in quanto facevo un ottimo lavoro lavando le camicie del mio Blockälteste. Mi addormentai in un magazzino e fui accusato di aver tentato la fuga, e per questo condannato a morte, ma poiché all’uomo che mi aveva tatuato il braccio tremava la mano, i nazisti scambiarono un 9 per un 3 e così fu un altro al posto mio che venne impiccato. Trasportai il corpo di una Testimone di Geova fuori dal bordello del campo. Si era suicidata perché non poteva essere la puttana di nessuno. Vidi con i miei occhi due detenuti affamati mangiare il fegato direttamente dal cadavere di un loro compagno. Mi sedetti anch’io, stremato, sui cadaveri dei miei compagni per stare più comodo. Vidi morti gettati nei fiumi, i loro stomaci squarciati per fare da esca alle anguille. A stento, sopravvissi alla marcia della morte di Auschwitz e mi ritrovai poi a lavorare sui circuiti elettrici dei razzi V2 a Dora. Feci quel che potei per assicurarmi che non avrebbero mai funzionato. Mi innamorai di una ragazza in un campo a Parigi, Drancy, prima che fossimo spediti entrambi ad Auschwitz. Qui sognai lungamente di ricongiungermi con lei, ma dopo essere fuggito dai nazisti mi toccò recuperare il suo corpo martoriato dai topi e dai vermi in un villaggio tedesco.

La descrizione di vita nei lager, le esecuzioni, la gasificazione, le selezioni, la malattia, il secco, terribile pragmatismo della sopravvivenza, il modo in cui i detenuti finiscono per collaborare con il sistema, la fame che riduce gli orizzonti a una puntura di spillo, fino ad indurre al cannibalismo, la vita che vale meno di niente, i morti gettati nei fiumi, i loro corpi usati come esche per attirare pesci, ogni cosa in questa testimonianza è orribile oltre ogni immaginazione umana, eppure è autentica.

Gli autori

 

 

 

 

 

PIERRE BERG è nato a Nizza, Francia, il 26 settembre 1924. A diciannove anni è stato arrestato dalla Gestapo e tenuto prigioniero per diciotto lunghi mesi in quattro diversi campi di concentramento nazisti, come detenuto politico non ebreo. Prima a Drancy, alle porte di Parigi; poi ad Auschwitz. Da qui, dopo essere sopravvissuto alla ‘‘Marcia della morte’’, è stato internato a Dora. Nel maggio del 1945 Berg è riuscito a fuggire dal suo ultimo campo, Ravensbrück, e si è ritrovato nel bel mezzo di una battaglia furiosa tra le forze tedesche e l’Armata Rossa, ma per una serie di circostanze fortuite e grazie alle sue abilità è riuscito ad uscirne vivo. Nel 1947, due anni dopo il ritorno a casa, è emigrato con i suoi genitori negli Stati Uniti. Nel 1948, nel sud della California, ha scritto un diario di memorie sulla sua esperienza dell’Olocausto, in lingua francese. Il libro è stato pubblicato in inglese solo cinquant’anni dopo, con il titolo: Scheisshaus Luck – Surviving the Unspeakable in Auschwitz and Dora. Oggi Berg vive da solo a Beverly Hills.
BRIAN BROCK è uno scrittore freelance. Lavorava in uno snack bar di un teatro per sbarcare il lunario quando incontrò Pierre Berg. Ha collaborato con l’autore per ampliare ed approfondire la versione originaria del testo.

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